Le tecnologie di uso generale aprono grandi opportunità, ma la loro distribuzione fra le imprese è difficile da misurare in tempo reale. Lo studio usa le banche come interpreti dell’avvento dell’IA generativa, esaminando le stime di probabilità di default che ciascun finanziatore attribuisce alle imprese non quotate in quattro grandi economie dell’area euro.
Il risultato principale è duplice, e la seconda parte rovescia la prima.
Sul piano settoriale, l’effetto è favorevole. Quando l’attenzione pubblica verso l’IA cresce dopo ChatGPT, le banche riducono di circa il cinque per cento il rischio di insolvenza attribuito ai debitori operanti nei settori più esposti all’IA. La revisione è più contenuta per le imprese ad alta intensità di lavoro e più marcata presso i finanziatori già dotati di competenze specifiche sul settore.
Sul piano competitivo, però, si produce un riordino sistematico all’interno dei mercati di prodotto. Le banche rivedono in senso meno favorevole, rispetto ai concorrenti, proprio le imprese che prima di ChatGPT occupavano posizioni di mercato più solide, comprimendo così il vantaggio di rischio tradizionalmente associato alla leadership. L’allocazione del credito segue la stessa direzione: i leader di mercato registrano un credito erogato e accordato relativamente inferiore, più interruzioni di rapporti e meno nuovi finanziatori.
Dunque, l’IA generativa non riduce il rischio in modo uniforme, ma ne ridistribuisce il peso, erodendo la posizione di chi oggi guida il mercato e le banche lo hanno già incorporato nelle proprie valutazioni prima che il fenomeno si manifestasse nei bilanci.




